“Fini de rire” è un progetto multimediale di Olivier Malvoisin, co-prodotto da Arte e RBTF, sul potere del fumetto giornalistico e sul desiderio di molti di metterlo a tacere, dalla Cisgiordania alla Germania, dalla Francia a Gerusalemme, fino a una vecchia conoscenza a quattro zampe. Popolano il documentario, 40 testimonianze di voci, e fumetti, minacciati, censurati o in pericolo.

Il progetto, uscito lo scorso aprile, prende spunto dalla reazione alle vignette su Maometto pubblicate nel 2006 per tracciare una mappa immaginaria dei tabù contemporanei e chiedersi, una volta per tutta, cos’è e che fine ha fatto la libertà d’espressione.

Qui il sito del progetto, con la cartografia completa dei disegnatori e del fumetto giornalistico nel mondo.

ARABESQUES

Da un pomeriggio di pioggia a Gare de l’Est a mattinate di ghiaccio in redazione a Strasbourg Saint-Denis, la mia intervista a Manuele Fior è stata pubblicata lo scorso venerdì. 

Intanto, cambio casa, lascio Place de Clichy, le ostriche e il cimitero di Montmartre,  per Arts et Métiers. E tra una settimana ho il treno per Angoulême, per la 40sima edizione del Festival International de la Bande Dessinée.

Anticipazioni ed entusiasmi: la Revue Dessinée, coraggiosa iniziativa editoriale che, a partire dal prossimo autunno, porterà nelle librerie un trimestrale di 200 pagine interamente composta da reportage a fumetti; Chester Brown, illustratore canadese, autore di “Paying for It“, fumetto autobiografico sul suo rapporto controverso con le prostitute e il sesso a pagamento; il concerto illustrato di Bastien Vivès e Lescop.

 

To be continued_

Tutto quello che il New Yorker non vi ha detto

Le copertine che avreste decisamente voluto vedere. Raccolte tutte in un libro.

Esce “Blown Covers” (acquistabile su Amazon), raccolta delle copertine del New Yorker che sono state scartate, hanno provocato minacce e polemiche o, semplicemente, nascondono una storia interessante, che vale la pena approfondire, selezionate dall’art director, Françoise Mouly che, non tutti sanno, è anche moglie del fumettista e illustratore Art Spiegelman.

Dal 1993 a capo della direzione artistica del settimanale che in copertina ha voluto solo illustrazioni e disegni, Mouly ha sempre chiesto agli artisti uno sguardo irriverente sui principali temi di attualità, un’interpretazione a colori e matite che sfidasse tabù e posizioni universalmente condivise. Il risultato sono cassetti e scrivanie pieni di intuizioni geniali, illustrazioni che non sempre hanno conquistato la copertina, e che adesso vedono finalmente la luce, ognuna con un aneddoto, tanti retroscena e curiosità.

Tra le opere di questo Salon des Refusés tutto cartaceo, anche notevoli lavori di fumettisti, dallo stesso Spiegelman all’italiano Mattotti, da Adrian Tomine a David Mazzucchelli, da Daniel Clowes a Chris Ware.

Tra la satira e il crudo realismo, “Clinton’s last request”, copertina di Spiegelman sullo scandalo Clinton-Levinsky.

Di Spiegelman, anche questa copertina dedicata a Santa Claus, riciclata poi come biglietto d’auguri.

Tra i rifiutati anche l’italiano Lorenzo Mattotti, residente a Parigi, che ha presentato un’illustrazione sul disastro di Fukushima:

Folgorazioni nate da un cliché, qui l’artista Danny Shanahan, barista e illustratore, rivisita il mito di Marylin:

Copertina controversa, cui seguirono minacce e insulti alla redazione del settimanale, quella di David Mazzuchelli con il suo Beach Bomber.

Vincitrice del Graduation Contest, l’illustrazione del francese Denis Carrier, because “whatever else it is, leaving college is burying one’s youth”:

Tra i partecipanti allo stesso contest, Chee Yang Ong. Qui il disegno si fa gesto essenziale, chiaro, terribilmente vero, carico di allusioni al mondo cristiano, all’elemosina religiosa, alla vita di strada, al cappello, ultimo simbolo del vacuo prestigio accademico.

Ancora un contest, sui libri. Protagonista assoluto l’i-pad. Jin Suk ne fa una luce, per nascondersi dai genitori e leggere un vecchio libro di favole di notte, sotto le lenzuola. La tecnologia spiegata dai bambini.

In piena campagna elettorale, all’indomani delle dichiarazioni di Romney sulle adozioni gay e l’endorsement di Obama sui matrimoni omosessuali, Barry Blitt partecipa all’ultimo contest sull’omosessualità, con un bacio unconventional al centro di Times Square. Françoise Mouly aveva detto ai suoi artisti: “Think of me as your priest”

Altre immagini, sketch e vignette inediti, vecchie illustrazioni del fu Raw Magazine, sempre di proprietà di Mouly e Spiegelman, si trovano qui, al blog ufficiale del progetto Blown Covers.