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ALLORA è QUI CHE CI DICIAMO ADDIO?

Vincitore del premio Fauve d’Or all’ultimo festival d’Angoulême, oscar del fumetto internazionale, Manuele Fior, classe 1975, è la rivelazione della graphic novel italiana, grazie alla bellissima storia di “Cinquemila chilometri al secondo”, pubblicata in Italia da Coconino Press, casa editrice indipendente dedicata al fumetto e creata dall’illustratore Igort, con sede a Roma, Bologna e Parigi, e in Francia per le edizioni svizzere Atrabile.

(c) Fior

“Cinquemila chilometri al secondo” è l’acquarello di una generazione “precaria anche nei sentimenti”. Le vite di Nicola, Piero e Lucia si scontrano per caso in un’Italia di provincia degli anni ’70 e intrecciano insieme sogni e ideali di un’adolescenza vissuta in sella ad uno scooter, che finisce quando uno dei tre sale su un aereo. E quando si scoprono abbagliati dalla libertà di poter andare via, dall’inganno di potersi perdere, e poi ritrovarsi, ad ogni latitudine e ad ogni quando. In realtà, la lontananza s’infiltra tra loro inesorabilmente e i tre si accorgono di aver sacrificato qualcosa alla voglia di essere sempre in partenza e ricominciare, qualcosa che non si lascia definire. Forse l’illusione di ritrovare tutto intatto e di non smarrire mai pezzi di sé.

(c) Fior

Cade la prima goccia di pioggia e si parte. I volti si sostituiscono, si cambia soffitto, ci si abitua a nuovi odori. Ma per quanto un luogo possa appartenerti, tu non apparterrai mai a lui. Si fa strada, giorno dopo giorno, la sensazione di non poter più tornare a casa, ma anche di non sentirsi a casa nemmeno lì dove si è.

Alla fine è Lucia a dire che se c’è qualcosa di peggio dell’irrequietezza della partenza, è l’immobilità del ritorno. Guardare il soffitto, contare i mesi e i giorni, confondere i nomi delle strade, farsi investire da un ricordo improvviso, ripetersi di aver detto sì a tutte le esperienze e di essersi fatto attraversare da ogni incontro e di non aver lasciato niente di intentato. E che è arrivato il momento di tornare a casa. Ma rendersi allo stesso tempo conto che tutto è com’era prima, quando l’hai guardato l’ultima volta dall’oblò di un aereo, e niente è cambiato. Tranne te stesso.

(c) Fior


Fior preferisce una tavolozza di acquerelli al bianco e nero e fa del luogo stesso un personaggio. I gialli e gli ocra dell’Egitto, le sfumature violacee e blu delle distese scandinave, e lo scoppio di contrasti dei cieli italiani macchiati di lenzuola stese ad asciugare seguono l’ondularsi della memoria, l’affievolirsi e l’accendersi delle emozioni. Lì dove scompaiono i fumetti, restano i colori, magistralmente alternati, dai toni esaltati dell’innamoramento a quelli spenti della lontananza e della nostalgia. L’oro della scoperta e il grigio del disincanto. Mescolati dal tocco di un vero Fauve del fumetto.

Ombra costante è la distanza, quella inspiegabile, che piomba tra due vite e resta senza una risposta. La distanza che lascia alla deriva e che, per un beffardo paradosso, per colmarsi chiede ancora più chilometri, ancora più secondi.

(c) Fior

Piero e Lucia si allontanano sempre più e sempre più pioggia cade tra loro finché i due non si ritrovano sotto una cascata di rimpianti e gocce improvvise, ad ammettere che quando l’uno riesce a tirare fuori solo il peggio dell’altro non rimane che partire. Niente più rese dei conti. Nessuno scontro. Anche senza cinquemila chilometri di mezzo, tra i due resta sempre un irrecuperabile secondo di distanza.

E ritrovarsi fa più male che perdersi.

Forse leggerlo su un aereo, con nove mesi di vita a Parigi in una valigia, amplifica certe sensazioni. Ma “Cinquemila chilometri al secondo” resta il più bel fumetto dell’anno e tra le migliori graphic novel all’italiana.

Manuele Fior è nato a Cesena nel 1975. Schivo e spigoloso, come i visi dei suoi personaggi. Architetto per formazione, illustratore per vocazione, ha lavorato a Berlino, a Oslo e a Parigi dove attualmente vive ed è sempre più apprezzato, come molte altre matite italiane che nella Ville Lumière animano piccole e grandi fumetterie, e dove ha iniziato a imbastire le tavole del suo prossimo fumetto. Ha già pubblicato “Rosso oltremare” e “La signorina Else” per le edizioni Coconino Press. Collabora con Il Sole 24ore, The New Yorker, Le Monde, Il Manifesto, Rolling Stones, Les Inrocks. È sua la copertina dell’ultimo numero di Internazionale, dedicato al viaggio. E alle distanze.

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2 risposte a “ALLORA è QUI CHE CI DICIAMO ADDIO?

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